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31 Gennaio 2022
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Ferdinando I de’ Medici

Considerato da sempre il fondatore della Città di Livorno

Ferdinando I
Olio su tela di Scipione Pulzone – XVI secolo

Quinto figlio di Cosimo I de’Medici e della prima moglie Eleonora di Toledo, fu fatto cardinale nel 1562 all’età di soli 13 anni, subito dopo la morte del fratello cardinale Giovanni. Fino alla nomina del cardinale Francesco Sforza, creato da Papa Gregorio XIII nel 1583, fu il porporato italiano più giovane.

Succedette sul trono del Granducato di Toscana a suo fratello Francesco I de’ Medici nel 1587 visto che a Roma, come cardinale, aveva già dato prova di essere un abile amministratore.

Per molti aspetti Ferdinando I fu l’esatto opposto del suo fratello e predecessore: ristabilì il sistema giudiziario, riorganizzò le corporazioni, i dazi e soprattutto l’apparato burocratico e promosse una riforma fiscale. Fu sinceramente interessato al benessere dei propri sudditi. Incoraggiò il commercio e guadagnò molta della sua ricchezza attraverso l’istituzione, in tutte le più importanti città europee, di banche controllate dai Medici.

Fra il 1591 e il 1593, un suo editto di tolleranza verso gli ebrei e gli eretici (la cosiddetta Costituzione Livornina) fece di Livorno un porto franco per numerosi ebrei spagnoli che erano stati espulsi dalla Spagna nel 1492 e per altri stranieri. Questo diede modo di richiamare a Livorno una popolazione attiva in grado di favorire lo sviluppo economico della città e dell’economia marittima del Granducato di Toscana. Malgrado le livornine fossero originariamente rivolte anche alla città di Pisa, fu soprattutto Livorno a trarne i maggiori benefici, che si estesero anche al di là del mero ambito economico.

La Spedizione Thornton

Ferdinando I promosse la Spedizione Thornton che fu l’unico tentativo italiano di creare una colonia nelle Americhe organizzando una spedizione nel Brasile settentrionale e nelle Guiane che partì nel 1608 dal nuovo porto ingrandito di Livorno.

Capitanias
Ferdinando I tentò di colonizzare un piccolo territorio sudamericano a nord del delta del Rio delle Amazzoni.

La spedizione comandata dal capitano inglese Thornton, al ritorno a Livorno nel 1609 dal suo viaggio esplorativo in Amazzonia, trovò deceduto da pochi mesi Ferdinando I ed il suo progetto coloniale venne annullato dal successore Cosimo II (il galeone “Santa Lucia” usato dal capitano Thornton tornò a Livorno con molta informazione e materiale da studio – da aborigeni a pappagalli tropicali – dopo avere fatto scalo a Trinidad, ed era pronto ad imbarcare coloni originari di Livorno e Lucca per portarli in Sudamerica nell’area dove oggi esiste la Guyana francese).

Il monumento ai 4 mori

Sul finire del XVI secolo, per volontà di Francesco I de’ Medici furono avviati i primi lavori per la realizzazione della nuova città fortificata di Livorno, secondo il progetto dell’architetto Bernardo Buontalenti; tuttavia fu Ferdinando I a dare maggior impulso al colossale cantiere, tanto da essere considerato il vero fondatore della città.

Per celebrare questa impresa ed i trionfi riportati contro i corsari barbareschi (che imperversavano e razziavano le coste toscane) dall’Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, Ferdinando fece erigere un monumento in suo onore. La statua del granduca fu commissionata allo scultore Giovanni Bandini, che la realizzò a Carrara a partire dal 1595, per essere quindi trasportata per mare a Livorno nel 1601. L’imponente monumento restò ai margini della piazza della darsena per ben 16 anni fino a quando fu innalzato su un piedistallo alla presenza di Cosimo II de’ Medici, succeduto al padre nel 1609.

Nel 1621 fu dato incarico a Pietro Tacca di completare l’opera con l’aggiunta, alla base del piedistallo, di quattro mori incatenati, che lo scultore portò a termine in più riprese. Tale idea artistica non è nuova. Il tema dei prigionieri che dimostrano la forza militare di un comandante ed esiste fin dall’arte romana. Il monumento avrebbe dovuto essere completato da due fontane con mostri marini che però non giunsero mai a Livorno, ma furono poste in piazza della Santissima Annunziata a Firenze.

Il monumento sorge davanti alla piccola darsena che il granduca Ferdinando I de’ Medici fece scavare sul finire del Cinquecento per ampliare il porto di Livorno; il gruppo scultoreo, posto nei pressi della possente cinta muraria, avrebbe così attestato l’autorità granducale agli occhi dei numerosi viaggiatori che avrebbero fatto scalo a Livorno.

I Quattro mori costituiscono comunque la parte più rilevante dell’opera: le accentuate torsioni e le smorfie di dolore ben rappresentano la condizione di prigionia dei soggetti, che si sublima in un insieme di grande realismo ed eleganza. Infatti Pietro Tacca prese a modello alcuni mori reclusi nel Bagno dei forzati, la vasta prigione ubicata a breve distanza dalla Fortezza Vecchia. I modelli furono scelti per rappresentare le quattro età della vita dell’uomo e sono di diversa etnìa, tutti con espressione di sommesso dolore psicologico e rassegnazione.

Il monumento, nella sua essenza, si pone oggi anche come un’indiretta riflessione sulla tratta degli schiavi nel Mar Mediterraneo, traffico che veniva alimentato non solo con la cattura dei pirati o soldati musulmani ma di cui erano vittime anche cristiani o pacifiche famiglie ebree.

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